Una sorpresa dal paese del Sol Levante?

Rivediamo le ultime novità per il Giappone e ciò che riserva il suo futuro.

Il 2017 è iniziato da quattro mesi e tutti gli occhi sono puntati sull’Occidente, in particolare sulle elezioni in Europa e la nuova amministrazione USA. Eppure, viviamo in un mondo grande ed è facile dimenticare una delle principali economie del globo: il Giappone. Lungo questo vasto periodo di espansione il paese del Sol Levante ha faticato parecchio economicamente e molti critici hanno un atteggiamento severo nei confronti dell’economia e dei titoli giapponesi, in particolare a causa di relazioni commerciali presumibilmente tese. Anche se siamo d’accordo sul fatto che l’economia nipponica dovrà ancora superare altri ostacoli, il sentiment sta recuperando il passo all’interno di questa debole realtà. Le azioni si muovono principalmente sul divario tra sentiment e realtà e queste aspettative ridotte aumentano il rischio di sorprese positive da parte dei dati e/o dei tentativi di attuare riforme in Giappone.

Un’economia tiepida non è una novità: basti pensare al/ai “decennio/i perduto/i” del Giappone. Dall’inizio dell’attuale espansione globale il Giappone ha attraversato recessioni nel 2011, 2012 e 2014.[i] Eventi singoli come il grande terremoto di Tohoku del 2011 hanno certo fatto la loro parte, ma la debole domanda interna è stata il problema permanente. A fine 2012 l’attuale primo ministro Shinzo Abe ha preso potere promettendo di rivitalizzare l’economia grazie al suo programma “Abenomics” in tre fasi: straordinario allentamento monetario, stimolo fiscale e riforma economica e strutturale. La prima fase mirava ad eliminare l’eterna deflazione, la seconda avrebbe dato il via alla crescita e la terza aveva lo scopo di liberalizzare l’economia nel lungo termine.

Le potenzialità dell’Abenomics hanno appassionato gli osservatori stranieri e rialzato le aspettative, creando la possibilità di delusioni in caso di fallimento. Ecco perché le azioni giapponesi hanno segnato una sovraperformance sostanziale subito dopo l’elezione di Abe. Ma non è durata molto: Il Giappone ha generalmente sottoperformato le azioni mondiali dall’arrivo di Abe il 26 dicembre 2012.

Grafico 1: Titoli giapponesi in confronto a quelli globali dall'inizio del mandato di Abe
Titoli giapponesi in confronto a quelli globali dall'inizio del mandato di Abe – Fisher Investments Italia

Fonte: FactSet, al 05/05/2017. MSCI Japan e MSCI World, livelli totali di rendimento in USD, dal 26/12/2012 al 4/5/2017. Indicizzati a 1 il 26/12/2012.

Oggi il sentiment rispecchia meglio la realtà. Anche se Abe ha rispettato la promessa di allentamento monetario e stimolo fiscale, gli investitori oggi si rendono conto che tali misure da sole non hanno spronato la crescita. L’amministrazione Abe ha approvato alcune riforme (come sulla governance aziendale e il lavoro) che però non hanno avuto l'impatto o la rilevanza desiderati. Malgrado la frenesia, la domanda interna continua a non essere rinvigorita e il commercio è stato il principale elemento di crescita. Quindi, date le recenti voci di politiche protezionistiche, specie da parte di leader di importanti partner commerciali, alcuni osservatori temono che la crescita già tiepida del paese possa essere ulteriormente penalizzata.

Tuttavia, i dati non dipingono un quadro così allarmante e ultimamente il Giappone ha visto un rimbalzo nel commercio globale. I valori delle esportazioni di marzo crescono del 12,0% anno su anno, mentre quelli relativi alle importazioni registrano un +15,8%. La notizia può sembrare positiva, ma questi valori non dicono tutto a causa dell’effetto valuta[ii]—a parlare maggiormente sono i volumi commerciali. Su questo fronte le esportazioni di marzo (6,6% anno su anno) e le importazioni (4,2% anno su anno) segnano una tendenza al rialzo. (Grafici 2-3) Se il rimbalzo del commercio globale dovesse continuare e le voci di protezionismo si riveleranno infondate, c’è la possibilità di vedere buone sorprese.

Grafico 2: Valori e volumi delle esportazioni da aprile 2016
Valori e volumi delle esportazioni da aprile 2016 – Fisher Investments Italia

Fonte: Ministero delle finanze del Giappone, al 05/04/2017.

Grafico 3: Valori e volumi delle importazioni da aprile 2016
Valori e volumi delle importazioni da aprile 2016 – Fisher Investments Italia

Fonte: Ministero delle finanze del Giappone, al 05/04/2017.

Anche gli altri dati mostrano un moderato miglioramento. Ad aprile gli indici PMI giapponesi dei servizi (52,2) e manifatturieri (52.7) erano sopra i 50 (dato che indica espansione) per il sesto mese consecutivo, ad indicare che sono più numerose le aziende che crescono rispetto a quelle che non crescono. Nel frattempo i dati delle vendite al dettaglio preliminari di marzo si sono ripresi dallo 0,2% anno su anno di febbraio al 2,1%. Ad ogni modo, la realtà non è così rosea: i consumi restano deboli e la spesa è scivolata a -1,3% anno su anno a marzo, il 13° calo consecutivo. Anche se gli investimenti delle aziende sono saliti dell’8,4% annuo nel 4° trimestre (dato più solido dal 1° trimestre 2014), l’indicatore ha vacillato spesso e non ha ancora mostrato una tendenza al rialzo sostenuta. Tutto sommato, le previsioni ampiamente opache nei confronti del Giappone restano giustificate ed occorre tenere d’occhio la possibilità che i dati si riprendano in modo significativo o che le aspettative siano addirittura più basse di dove si trovano al momento, ampliando potenzialmente il divario tra percezione e realtà.

Quanto alla politica, Abe sembra aver mollato un po’ la presa sulla sua intenzione di modificare l’articolo 9 della Costituzione giapponese, la clausola anti guerra. Abe persegue questa sua ambizione di una vita fin dall’inizio del suo mandato, ma il cambiamento necessita un significativo sostegno politico e gli sforzi del primo ministro si sono scontrati con una dura resistenza che lo ha costretto a moderare considerevolmente i toni. Anche se i commentatori si sono già chiesti se eliminerà del tutto l’articolo 9, oggi Abe si concentra su una clausola sulle forze speciali di difesa, lasciando praticamente invariato tutto il resto. In teoria, questo libera gli sforzi della politica verso altre tematiche e se questi saranno utilizzati per approvare riforme, anche riforme volte alla crescita, le sorprese potrebbero essere positive.

Detto questo, questo status quo non è completamente positivo. I problemi giapponesi di lunga data non spariranno a breve: un’economia stagnante limitata da interessi speciali radicati, un codice del lavoro bizantino e una politica commerciale tutto sommato protezionista, per citarne alcuni. È probabile che la crescita resti fiacca, penalizzata da una domanda interna debole, ma le azioni si muovono in genere sul divario tra sentiment e realtà. Con il crollo del sentiment e una ripresa del commercio globale, c’è un rischio sempre maggiore che il Giappone riservi ottime sorprese sul fronte economico e/o delle riforme. Se il sentiment dovesse calare ulteriormente, il rischio diventa ancora più marcato.

[i] Fonte: FactSet, al 05/04/2017. La “recessione tecnica” si definisce come due contrazioni trimestrali consecutive.

[ii] Tra l’altro, questo è stato uno dei motivi della politica straordinaria di allentamento monetario della BoJ, per indebolire lo yen. L’obiettivo di quest’operazione era stimolare le esportazioni, cosa che a quanto pare ha dato il via ad un ciclo di crescita. Anche se il valore delle esportazioni ha subito uno slancio, la stessa cosa non è successa per le importazioni, che sono diventate più care. Dato che il Giappone importa la maggior parte del suo carburante, l'impatto su tutte le aziende è stato pesante ed ha annullato il vantaggio macroeconomico delle esportazioni.

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