Il populismo flagellerà le elezioni europee?

Nota dell’editore: Fisher Investments non ha preferenze politiche in nessun paese. A livello mondiale, pensiamo che le preferenze politiche rischino di accecare e portare ad errori d’investimento. Valutiamo la politica mondiale unicamente per il suo potenziale impatto economico e sul mercato.

Tra poco più di un mese gli elettori europei saranno chiamati alle urne per le elezioni parlamentari europee. Queste elezioni si tengono ogni cinque anni, spesso quasi in sordina. Tuttavia, quest’anno le cose sono più eccitanti. Per settimane i media finanziari si sono preoccupati che i partiti populisti anti-EU si possano aggiudicare abbastanza seggi da distruggere l’UE dall’interno. Anche se è possibile che i populisti vincano qualche seggio in più, le paure di oggi di una rivoluzione populista ci ricordano il 2017, quando molti temevano che le elezioni nei Paesi Bassi, Italia e Francia avrebbero potuto portare ad un’ondata populista in tutta Europa. Tuttavia, una volta finite le elezioni, con la perdita dei populisti o la loro incapacità di ottenere abbastanza potere per avere un impatto significativo, il sollievo aveva preso il sopravvento. Le azioni europee si erano riprese dopo il calo dell’incertezza, con una performance superiore al resto del mondo e segnando un buon rialzo.[i] Pensiamo che le cose andranno più o meno nello stesso modo quest’anno, quando la realtà delle elezioni del Parlamento Europeo annullerà i timori populisti e solleverà gli investitori.

Il Parlamento Europeo, una delle tre istituzioni europee responsabile delle politiche e delle decisioni, nomina la Commissione Europea (CE). La CE stila proposte di legge e garantisce l’applicazione di trattati e leggi, che il Parlamento approva. Quindi, anche se gli elettori si preoccupano più delle elezioni nei rispettivi paesi, il Parlamento Europeo detiene un significativo potere legislativo, specie in tema di economia, dato che l’UE spesso regola gli scambi commerciali e internazionali come un blocco unico. Il Parlamento Europeo è l’unico organismo che gli elettori europei eleggono direttamente per essere rappresentati all’UE e per questo molti elettori lo vedono come una possibilità di protestare o far sentire la propria voce sulle politiche europee.

Dopo la Brexit, il Parlamento Europeo sarà composto da 705 parlamentari eletti dai cittadini per un mandato di cinque anni.[ii] Anche se è possibile che la Gran Bretagna sia ancora nell’UE prima del voto di maggio, persino i politici britannici pensano che non abbia molto senso contestare il voto. A contendersi i seggi troviamo i primi tre partiti europei e cinque piccoli partiti, che possono svolgere un ruolo rilevante per le coalizioni parlamentari. I tre principali partiti europei sono il Partito Popolare Europeo (PPE, centro-destra, che al momento occupa 217 seggi), il partito di centro-sinistra Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici (S&D, con 190 seggi) e il Partito dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa (ALDE, con 70 seggi).[iii]

Al momento, il Parlamento è un mano a una grande coalizione di tutti e tre i principali partiti, che occupa circa il 70% dei seggi. Tuttavia, secondo noi questi rappresentano non tanto singoli “partiti” ma piuttosto “raggruppamenti” di partiti nazionali. Il PPE ad esempio comprende rappresentanti di partiti nazionali di centro-destra come Angela Merkel dei Democristiani tedeschi e Sebastian Kurz (noto come Wunderwuzzi) del Partito Popolare austriaco. Allo stesso modo, l’S&D annovera rappresentanti di partiti socialisti come Andrea Nahles dei Socialdemocratici tedeschi e Nicola Zingaretti del Partito democratico italiano.

I partiti populisti (alcuni dei quali si dichiarano euroscettici) al momento occupano il 20% dei seggi al Parlamento Europeo. Da qui nascono le paure che abbiamo visto nei titoli di alcuni media finanziari, secondo cui questi partiti saranno in grado di accaparrarsi più seggi a maggio. Le pubblicazioni di settore temono che ciò porti instabilità e caos sui mercati azionari a causa di politiche che possono dividere l’UE. Pur essendo ancora molto presto e dato che i sondaggi fotografano solo un momento specifico, secondo le ultime stime con queste elezioni i partiti anti-EU potrebbero raggiungere il 22,1% dei seggi, raccogliendo quindi una modesta vittoria. (Grafico 1) Per poter salire al potere essi dovrebbero aggiudicarsi circa il doppio delle stime attuali; poco probabile, secondo noi.

Se la storia serve ad insegnare qualcosa, gli elettori hanno sempre usato le elezioni del Parlamento Europeo per esprimere un voto di protesta e per questo un risultato migliore dei partiti populisti in Europa rispetto agli scrutini nazionali non ci sorprenderebbe. Tuttavia, a prescindere dai potenziali nuovi seggi, crediamo che sia altamente improbabile che un’ascesa dei populisti porti a modificare il programma legislativo del Parlamento Europeo.

Da qui al voto di maggio è possibile che diversi partiti subiscano delle modifiche, quindi sapremo come staranno le cose solo più avanti. Per esempio, partiti con obiettivi simili potrebbero unire le forze. È già successo altre volte. Nell’ultima votazione il PPE ha accolto il leader populista ungherese Viktor Orban, mentre ALDE ha aperto le porte al leader populista ceco Andrej Babiš. A nostro avviso, però, i miscugli tra i populisti più estremi e i partiti di centro, necessari per ottenere potere, sono la ricetta perfetta per l’inerzia, non per il radicalismo. Le divisioni all’interno delle coalizioni complicano l’approvazione di nuove leggi, come abbiamo già visto in Spagna, Italia e altrove a livello nazionale, e per questo pensiamo che nemmeno un ottimo risultato dei populisti significherà molto sull’orientamento futuro del contesto legislativo dell’UE.

Il quadro sarà più chiaro man mano che si avvicina maggio, ma a prescindere dall’esito dello scrutinio parlamentare la temuta vittoria dei populisti resta poco probabile, a nostro avviso. Prevediamo che ogni esito che smentisca le aspettative negative porterà a un calo nell’incertezza, spronando le azioni dell’eurozona.

Grafico 1: Partiti politici UE e sondaggi attuali

Fonte: Politico, al 15/3/2019.

[i] Fonte: FactSet, al 14/03/2019. Dichiarazioni basate sulla performance relativa dell’indice MSCI EMU con dividendi netti e dell’indice MSCI World con dividendi netti, 31/12/2016 – 31/12/2017.

[ii] Il numero di parlamentari per ogni paese membro è più o meno proporzionale alla sua popolazione, anche se nessun paese può avere meno di 6 o più di 96 eletti.

[iii] Fonte: Politico, al 15/3/2019.

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